Non tutti sanno valutare un olio extravergine e riconoscere quello buono perchè tante, purtroppo, sono le variabili che possono incidere sulla qualità di questo prezioso alimento, complice anche una normativa sull’etichettatura non sempre chiarissima e in grado di ben orientare il consumatore verso una scelta consapevole.

Ecco allora alcune indicazioni semplici da seguire ma importanti per individuare un olio di buona qualità.

Se per il vino il tempo è spesso un alleato che può esaltarne le qualità, per l’olio, invece, diventa un nemico dal quale difendersi e l’unico modo per farlo è consumarlo nell’arco di 12, massimo 18 mesi dalla sua produzione. L’aria, la luce, la temperatura elevata sono infatti fattori che incidono pesantemente sulle proprietà organolettiche e nutrizionali dell’olio, fino ad annullarle completamente.

Allora leggiamo bene la data della campagna di produzione per comprendere quando l’olio è stato prodotto ed entro quando va consumato, eviteremo così di comprare un olio già vecchio.

Per questo raccomandiamo ai nostri clienti di fare la propria scorta annuale nei mesi immediatamente successivi alla molitura delle olive, che avviene in novembre, conservando il nuovo olio, fresco di frantoio, in contenitori di acciaio o di vetro sigillati, al buio e al fresco.

Ed è sempre per la stessa ragione che, a partire dal mese di luglio, preferiamo raccogliere solo le prenotazioni per l’olio della nuova campagna di produzione: evitiamo così di proporre un olio che ormai ha perso molte delle sue proprietà e che in più “viaggerebbe” col caldo.  

Anche la provenienza delle olive è molto importante: assicuriamoci sempre che sia riportata l’indicazione di origine “italiano”, olio fatto cioè con sole olive italiane. Troppo spesso troviamo, a prezzi e quindi a qualità molto bassi, oli provenienti dalle coltivazioni intensive di altri Stati della Comunità Europea e/o extracomunitari.

Molto meglio poi se di una sola varietà (monocultivar) che garantisce un olio di qualità superiore, con un gusto riconoscibile ed unico. Teniamo ben presente che solo una piccolissima parte degli extravergini sono monovarietali perché normalmente vengono utilizzate olive di diverse varietà e provenienza che devono necessariamente viaggiare da un capo all’altro dell’Italia, dell’Europa o dell’Africa, con un inevitabile degrado già all’origine della qualità.

In sintesi, quando troviamo un olio a prezzi molto bassi, l’olio “low cost” a 4/5€ o anche meno, chiediamoci sempre il perché e le risposte sono tre: olio di scarsa qualità, olio vecchio oppure olio vecchio e scadente. Una bottiglia di un buon extravergine non può costare quanto una bottiglia di acqua minerale e meno perfino dell’olio che utilizziamo… per la nostra auto. Soprattutto non può avere un prezzo inferiore anche ai soli costi di produzione, ovviamente se parliamo di un processo produttivo orientato, in ogni sua fase, alla qualità e al rispetto del territorio, delle persone e dell’ulivo stesso.

D’altra parte non si pensi che ad un prezzo più alto corrisponda necessariamente una qualità superiore: lo pago di più deve essere migliore. Non sempre è così. Molte possono essere le componenti estranee al processo produttivo e quindi alla qualità di un extravergine che ne fanno lievitare il prezzo: pensate solo ai costi di di pubblicità, packaging, distribuzione.

Anche questo è un buon motivo per preferire l’acquisto diretto dai produttori “artigianali”, i soli che possono garantire la migliore qualità a costi sostenibili.